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Il lavoro Fonologico in età prescolare

Il lavoro Fonologico in età prescolare

Cari lettori,

ben ritrovati sul Blog di DEAL! Nell’articolo di oggi vogliamo proseguire con i contributi inerenti all’Educazione Linguistica in età prescolare, alla luce del nuovo percorso “Glottodidattica Prescolare” che viene introdotto nell’VIIIa edizione del MasterClass DEAL. Se vi siete persi i due precedenti articoli pubblicati in settimana vi lasciamo qui i link, così potete recuperare:

Oggi la nostra attenzione si sposta sul lavoro Fonologico in età prescolare. Perché risulta fondamentale portare avanti un lavoro simile con bambini? Come puoi aiutarli nel futuro sviluppo linguistico-comunicativo e nell’apprendimento delle lingue straniere? Cosa si intende per Consapevolezza Fonologica? Ci aiuterà a rispondere a questi quesiti Antonella Pesce, formatrice del Gruppo di Ricerca DEAL, con un suo piccolo articolo. Ciò che segue è tratto ed adattato dall’articolo “Tra parole e suoni: il ruolo della consapevolezza fonologica” della stessa autrice apparso sulla rivista di Didattica per la scuola dell’infanzia Tre-Sei, 2014, n. 3, Ed. Gulliver. Vi invitiamo alla lettura dell’articolo completo per un approfondimento.

Il lavoro Fonologico in età prescolare

COS’È LA CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA?

I bambini sono in grado di percepire, discriminare, produrre e manipolare i suoni del linguaggio orale e, in base alle loro competenze fonologiche, imparano col tempo e attraverso un’istruzione formale, ad associare tali suoni a dei segni. La consapevolezza fonologica è un’abilità metafonologica che sta alla base dell’acquisizione della letto-scrittura e dell’alfabetizzazione, ed implica da parte del bambini una riflessione, implicita ed esplicita, su determinate caratteristiche del linguaggio.

La percezione dei suoni, saper identificare ed isolare segmenti fonologici come parole, sillabe, fonemi all’interno dello stream sonoro, saperli manipolare, riconoscere le rime e saperle produrre, e, infine, “giocare” letteralmente con i suoni, rappresentano dei piccoli traguardi che attestano un adeguato sviluppo della consapevolezza fonologica nel bambino. Alcune di queste abilità si acquisiscono spontaneamente già in età prescolare, ma si soffermano per lo più ad un livello di analisi sillabica. Pensiamo, ad esempio, alla naturale propensione nel bambino a pronunciare ripetutamente parole monosillabiche e bisillabiche, a ripetere e scambiare tra di loro solo alcune sillabe all’interno di una parola e la capacità di generare rime a partire da una parola. Livelli di analisi fonologica più complessi – come ad esempio l’analisi fonemica – richiedono, invece, un’istruzione esplicita e sono il risultato di attività mirate atte a potenziare nel bambino la capacità di discriminare i singoli fonemi al fine di costruire i presupposti per l’acquisizione del principio alfabetico.

IL RUOLO DELLA CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA

Numerosi studi confermano il ruolo determinante dello sviluppo precoce della consapevolezza fonologica nel facilitare i processi di acquisizione di abilità di lettura e scrittura nei successivi stadi evolutivi. Per questo motivo, un lavoro fonologico già nella scuola dell’infanzia diventa necessario, sia in lingua materna, italiano per i parlanti italofoni, sia nella lingua straniera, in particolar modo nelle lingue che presentano una struttura fonologica più complessa e il rapporto suono-lettera è irregolare, come nel caso della lingua inglese.

Esistono inoltre altre differenze tra i diversi sistemi linguistici che rendono necessario un lavoro fonologico fin dalla tenera età. E’ vero infatti che, mentre la lingua italiana è una lingua isosillabica, la lingua inglese è una lingua isoaccentuale, ed oltre a presentare un’ampia gamma di suoni assenti nel repertorio fonetico del bambino italofono, essa è caratterizzata da unità fonologiche sottolessicali (sillabe, incipit-rima, fonemi) che presentano caratteristiche peculiari distanti dalla lingua italiana. La struttura di alcune sillabe risulta ad esempio particolarmente problematica, come nel caso di straight (CCCVVCCC) o come in mate, site, fake, spesso erroneamente identificate dai parlanti italofoni come parole bisillabiche mentre sono in realtà monosillabiche.

QUALE LIVELLO DI ANALISI FONOLOGICA?

I bambini italofoni cominciano ad essere in grado di manipolare le sillabe nella loro lingua materna in modo pressoché spontaneo già in età prescoalre, e come abbiamo visto solo negli stadi successivi egli è in grado di svolgere attività fonologiche sui singoli fonemi. Accade lo stesso in lingue opache come ad esempio l’inglese? Negli anni Ottanta, un gruppo di ricercatori dell’università di Oxford ha analizzato le fasi dello sviluppo della consapevolezza fonologica in bambini anglofoni, identificando nella rima e nelle unità sottosillabiche che la formano, vale a dire incipitrima (come in m-ate, sk-ate, str-aight), il livello di analisi fonologica che permette loro di acquisire con maggior facilità abilità di lettura nella loro lingua madre. Tale livello di analisi fonologica in lingua inglese è particolarmente complesso per il bambino italofono, abituato a strutture sillabiche più semplici e regolari, ed è pertanto fondamentale che egli possa accedervi il prima possibile in modo tale da poter automatizzare le sue abilità di processamento fonologico prima di arrivare dell’introduzione del codice scritto.

QUALI ATTIVITÁ PER LO SVILUPPO DELLA CONSAPEVOLEZZA FONOLOGICA?

Un approccio ludico e multisensoriale diventa quindi indispensabile per integrare il percorso tradizionale, sia esso finalizzato allo sviluppo delle abilità linguistiche in lingua italiana o in lingua inglese, attraverso attività fonologiche che coinvolgano il bambino a vari livelli:

  • Coinvolgimento psico-motorio (associazione tra unità fonologica e movimento). In canzoni di movimento (o Action Songs per gli inglesi) o filastrocche che implicano movimenti delle dita (o Finger Play Rhymes per gli inglesi), far scandire le sillabe delle parole assegnando un movimento del corpo o il battito delle mani all’elemento fonologico su cui si sta lavorando; ad esempio, far fare un salto quando due parole rimano all’interno di una canzoncina durante un’attività o, ancora, sillabare con ciascun passo le parole di una canzone quando la si canta procedendo in fila verso la classe al termine dell’attività.
  • Coinvolgimento immaginativo (memorizzazione di unità fonologiche attraverso l’immaginazione). Lo story-telling rappresenta un’attività particolarmente efficace con i bambini e ha la capacità di attirare la loro attenzione più di qualsiasi altra tecnica glottodidattica. All’interno di una storia, è possibile fare in modo che i personaggi, presentati attraverso immagini o marionette guidino i bambini in attività fonologiche, assegnando a ciascuno di loro un suono particolare, o associando suoni e i versi degli animali presenti nella storia.
  • Coinvolgimento visivo (memorizzazione attraverso stimoli visivi). Accompagnare le attività fonologiche con sussidi visivi, come cartoncini colorati, facendo corrispondere ad ogni cartoncino un suono o un segmento fonologico diverso, in modo tale da costruire una codificazione cromatica dei suoni percepiti. Tali cartoncini andranno di volta in volta sollevati e mostrati ai bambini nel momento in cui vengono presentati per la prima volta o ripresi in momenti successivi.
  • Coinvolgimento sonoro (percezione sonora di determinate unità fonologiche). Rallentare la velocità dell’eloquio, pronunciando più marcatamente alcune parole, sillabe, rime, o fonemi sui quali si sta lavorando, aumentando la percezione sonora di tali elementi. Ripetere successivamente con i bambini, pronunciando le parole prima velocemente e poi rapidamente, alternando e interponendo delle pause. Chiedere ai bambini di ascoltare coppie di parole come mano e nano oppure in inglese sun e fun, e far ripetere loro la parola che inizia per una delle due lettere’; o, ancora, data la coppia mare e muro, far ripetere la parola che secondo loro fa rima con fare.
  • Coinvolgimento metacognitivo: condurre il bambino alla scoperta delle relazioni tra i vari suoni, attraverso domande come “per quale motivo mare e fare rimano tra loro? Che cosa hanno in comune?”.

Giochi fonologici in lingua italiana e in lingua inglese sono quindi di fondamentale importanza perché potenziano trasversalmente abilità di produzione e comprensione orale, e facilitano la memorizzazione di tutti i “mattoncini” fonologici di cui il bambino avrà bisogno in stadi successivi del suo percorso di apprendimento.

Antonella Pesce

 

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